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Intervento di Vincenzo Pillai alla Conferenza regionale del lavoro (1987)

Vincenzo Pillai

della Segreteria nazionale di Democrazia Proletaria Sarda

Un amico della Presidenza, con tono gentile, mi faceva osservare che sono stato scorretto ad interrompere il Ministro, mentre parlava. Io ho ascoltato tutti con molta attenzione, e ho ascoltato con attenzione anche il Ministro, sebbene non ci fosse un forte nesso logico nelle cose che diceva. Ma nessuno, neanche un Ministro, ha il diritto di affermare che tutti fanno o dicono le stesse cose. Lui ha il diritto di dire ciò che ritiene di voler fare; ma non ha il diritto di attribuire ad altri le sue idee, le sue parole, le sue iniziative.

Democrazia Proletaria, Democrazia Proletaria Sarda, non fanno affatto quello che fa il Ministro e non dicono ciò che dice il Ministro. Io credo che il Ministro ci abbia dato un esempio preciso di qualunquismo <<ministeriale>>.

E probabile che andando a braccetto con un partito politico in una situazione, con un altro in un’altra situazione, egli non sappia più distinguere la destra della sinistra. Ma la destra e la sinistra in Italia esistono ancora, anche se Formica non le sa distinguere. Poiché mi è stato chiesto di essere breve, vorrei entrare nel merito solo

di tre questioni che il Ministro ha trattato e hanno trattato i giovani disoccupati che sono in questa sala: proprio alla luce della distinzione fra destra e sinistra.

l. Il collocamento. Chi ha contribuito ad affossare la chiamata numerica? Non Democrazia Proletaria Sarda; anche in sede sindacale (e lo sanno bene i miei compagni e amici del sindacato), la battaglia contro la scelta di ratificare una situazione che si andava determinando nel Paese, di ratificarla invece che di combatterla, è stata sostenuta da Democrazia proletaria sarda che ha sempre chiesto di contrastare le spinte che portavano alla chiamata nominale e di riaffermare invece la capacità e il diritto del Sindacato a controllare il mercato del lavoro, anche attraverso la chiamata numerica.

2. Chi è che sta facendo la battaglia in Parlamento perché ci sia un salario garantito ai disoccupati che non rifiutano le occasioni di lavoro? D.P.; e non chiediamo di pitturare di bianco e di nero o di rosso e di verde I’asfalto delle strade! Chiediamo dei lavori socialmente utili, chiediamo che i disoccupati siano impegnati in questi lavori. La battaglia in Parlamento per questo la fa Democrazia Proletaria; e c’è qualcuno che non fa questa battaglia: dunque c’è pure su questo problema una destra e una sinistra.

3. La difesa dei diritti sindacali e della salute del lavoratore nelle piccole aziende non I’ha assunta Democrazia Proletaria quando ha lanciato il referendum perché lo statuto dei lavoratori riguardasse anche le piccole aziende? Chi si è opposto? E ora i sindacati lamentano che esiste nelle piccole aziende lavoro nero, lavoro non controllato, che esiste un forte decentramento delle grandi aziende per sfuggire al controllo del sindacato. Ma datevi una regolata compagni sindacalisti! La proposta di D.P. non andava bene, non era precisa, non era completa? Che se ne faccia una migliore ma si vada a contrastare quello che sta avvenendo nelle piccole aziende. Con una battuta, Colombo (che parlerà dopo di me e quindi avrà modo di illustrare la posizione del sindacato) poco fa mi diceva: <<Ma qui l’attacco è anche nelle grandi aziende!>>.

Questo non cambia i termini del problema. Lo so che i padroni non vogliono applicare lo statuto dei lavoratori neanche nelle grandi aziende; ma questo non toglie che le organizzazioni sindacali, le forze progressiste debbono costruire un fronte fra i lavoratori delle piccole e grandi aziende per riaffermare il diritto dei lavoratori a contrattare salario e ritmi di lavoro, a difendere la loro salute. E, dunque, una destra ed una sinistra esistono, eccome! e si confrontano in questo Paese e si confrontano oggi sulla relazione.

Caro Cogodi, Democrazia proletaria sarda nel suo congresso ha elaborato precise proposte rispetto al piano acque, rispetto al problema del turismo, sui parchi, e sullo sviluppo industriale, sul piano energetico e gassificazione del carbone, e ti saranno consegnati come contributo per elaborare il piano. Però, Cogodi, in questa Conferenza sul lavoro sarebbe stato opportuno, che oltre alle buone comunicazioni fosse stata presentata un’ipotesi di piano, ci saremo confrontati su quella. Il fatto che ciò non sia avvenuto fa temere, te lo dico con tutta franchezza, che ogni assessorato stia andando per conto proprio, come se esistessero feudi autonomi.

Avremmo dovuto trovare in cartella le proposte di sviluppo avanzate da ogni assessorato e la conseguente occupazione che si può creare; queste proposte avresti dovuto collocare in una cornice, così da far capire che tutti gli interventi sono coerenti, orientati da una precisa idea di sviluppo dell’occupazione, della società e dei diritti civili. Io spero che tu inviti anche D.P. sarda a un confronto, prima di presentare il piano che oggi manca; anche perché sarebbe bene che qualcuno cominci ad invertire una tendenza al banditismo politico che esiste dentro questo Consiglio regionale. Nessuno di noi dimentica la legge regionale elettorale che avete fatto nelle ultime due ore prima che iniziasse la campagna elettorale: in due ore, appunto, avete cambiato le regole del gioco; questo si chiama <banditismo politico>>. Io vorrei proprio capire se fra i grandi appelli che fate da questa tribuna, affinché migliori il rapporto fra istituzioni e cittadini ci sta anche la scelta di garantire che quei cittadini che si organizzano, che danno battaglia politica, che sono presenti nei movimenti e che vogliono avere una rappresentanza nel Consiglio regionale, possono contare sulle regole fondamentali della democrazia rappresentativa: l’uso della proporzionale pura.

Non potete chiedere a livello italiano il rispetto delle minoranze e della loro autonomia, e in Sardegna fare i banditi e inventare leggi su misura, quasi che eliminando qualche partito dal Consiglio si possa governare meglio. L’appello che Scano faceva alla Democrazia Cristiana sembra dire che se la Democrazia Cristiana non accetta questo appello all’unità non si riesce ad andare avanti. Io ti propongo un’altra cosa, Scano, perché sono convinto che questa Giunta può andare avanti: apriamo un confronto serio; mi sembra infatti seria la proposta di un Piano straordinario che mette in ballo 1.400 miliardi: va bene?

Del resto avete la maggioranza; e che si marci, dunque! Perché vieni ancora a dire ai democristiani che senza di loro, con il loro ostruzionismo non si può procedere? Basta! Avete una maggioranza, fate scelte coerenti!

Quanto alla relazione, Cogodi, io condivido il taglio di umanesimo marxista su cui è costruita, e che mi fa pensare all’esperienza comune che abbiamo vissuto, ma non vorrei che fosse un bel vestito per una Giunta che è nuda. Nel ’68 toglievamo al potere il vestito dell’ipocrisia per dimostrare che il re era nudo, non possiamo fare ora una operazione opposta: mettere un bel vestito a un re nudo. Voglio essere franco e avere un rapporto fraterno con i compagni che lavorano in questa maggioranza: I’assessore al lavoro è da pochi mesi nel suo incarico, ha preparato questa Conferenza; noi la vediamo come un fatto positivo, pero si tratta di dare delle indicazioni precise in merito a delle scelte e quindi delle indicazioni precise anche in merito alle alleanze; perché se è vero che ci sono spinte di destra dentro i partiti riformisti della classe operaia, è anche vero però che queste spinte. si possono vincere se si hanno le idee chiare su dove si vuole andare. un esempio: la zona franca. Io sono d’accordo con Mereu, che venga portata subito in Consiglio regionale, ma perché venga bocciata dal Consiglio regionale! è uno strumento di penetrazione neocoloniale, non è uno strumento per invertire la situazione in cui si trova la Sardegna, di colonia interna allo Stato italiano. Lo strumento per invertire…(interruzione del Presidente Melis). Quando è stata fatta la scelta di finanziare Rovelli, non c’era Democrazia Proletaria al governo! Prova tu a dire chi c’era al governo quando a Rovelli sono stati dati tutti quei miliardi. Comunque, per farla breve, noi non abbiamo problemi a discutere seriamente su misure di carattere fiscale che aiutino settori dell’economia sarda, che non riescono a decollare, ad inserirsi, nel rispetto della contrattazione sindacale, sul mercato. Se è di questo che si vuol discutere, bene, non si vada però in giro a parlare di zona franca.

 

 

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