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Paolo Pisu

Bosatrus festis parti de sa setzioni comunista autonoma de Funtana Figus: cumenti seis intraus in Dp?

Nel 1975 costituimmo a Laconi in Via Funtana Figus una sezione comunista autonoma perchè non accettammo la linea del compromesso storico. Eravamo per l’unità della sinistra e il gruppo era composto da operai pastori, braccianti, disoccupati, pensionati, artigiani, qualche insegnante, una base sociale tipica dell’allora Pci. La cosa suscitò scalpore perchè i gruppi esterni al Pci erano solitamente composti da studenti e insegnanti e raramente coinvolgevano settori popolari. In quegli anni abbiamo sviluppato una attività politico culturale notevole. Della sezione facevano parte, oltre a me, il fondatore del Pci a Laconi Zenobio Onnis, operaio, Remundu Melis, minatore, Ottavio Cossu, muratore, alcuni capi dell’ ex Psiup, giovani di sinistra e diverse donne. Eravamo considerati degli eretici e il Pci ci imponeva di chiudere la sede. Nel 1976, a Laconi, le sezioni del Pci erano due, e dopo le elezioni la federazione di Nuoro ci collocò fuori dal partito. Nello stesso anno per l’ultima volta votammo Pci e iniziammo ad andare agli incontri dei gruppi che stavano costituendo Dp in sardegna. Noi però, per non essere accusati di essere di Dp rivendicavamo la nostra autonomia presentandoci come interlocutori. Questo lo avevamo fatto anche per evitare l’isolamento politico; ero stato radiato dal Pci per frazionismo, non era poca cosa. Ma tutta la sezione di Funtana Figus era con me e quando andai al comitato federale per discutere sulla questione i compagni mi abbracciarono intimandomi di non tradirli e di tenere le posizioni. Iniziammo il percorso della Nuova sinistra e nel 1979 ci presentammo con la Nss (Nuova sinistra sarda).

Dps est nascia in su 1981. Cumenti mai cunvenius seminarius e atrus eventus beniant organizaus giai de su 1978?

Perchè in realtà da molto tempo questa idea era nella nostra testa. Ci siamo arrivati dopo un percorso complesso mediante assemblee, dibattiti e seminari. Molto importanti sono stati quelli di Planu Sanguni, Galanoli (Orgosolo) e Tonara.

Podis contai sa batalla chi eis fatu po otenni de su partidu italianu su patu federativu?

Mi ricordo che tenemmo una riunione in Via Donizzetti (autunno 1981) dove insieme a Pollice venne Mario Capanna che tentò fino all’ultimo di impedire la nascita di Dps. Ma la maggioranza del gruppo dirigente sardo aveva già da tempo avviato il processo di costituzione di un partito sardo che fosse di classe e nazionalitario. Io in quel periodo ero più diffidente anche per la mia storia personale (venivo dal Pci). Mio padre era stato fondatore del Psd’az a Laconi e mi sono sempre scontrato con lui sulla questione dell’interclassismo del Psd’az. Per questo avevo scelto il Pci perchè difendeva la classe operaia e i lavoratori. La scelta di Dps mi convinceva ma non del tutto. Ricordo che alla riunione di Via Donizzetti Vincenzo fece una introduzione e presentò la proposta da portare al congresso. Capanna replicò duramente. Pur essendo giovane fece un vecchio discorso sostenendo che il socialismo avrebbe liberato i paesi di tutto il mondo, e che Dp non avrebbe agito come i partiti comunisti dell ‘est europeo. Fece un discorso di tipo togliattiano, anche nel senso furbesco del termine. Togliatti infatti era contro l’autonomia quando decise di distruggere il Partito comunista di Sardegna ma divenne autonomista dopo, per far acquisire quella linea al Pci senza gli scossoni che avrebbe provocato la nascita di un pci sardo. Era la stessa cosa che fece Stalin con i dirigenti comunisti georgiani. Capanna era a conoscenza sulla mia fragilità sulle questioni nazionalitarie (sapeva che venivo dal Pci) e insisteva nel dire che la nostra linea era interclassita e di matrice piccolo borghese. Compresi il suo tentativo di distinguermi da Vincenzo (io definivo Dps partito di classe e nazionalitario, mentre Vincenzo anteponeva il termine nazionalitario alla classe). Dissi che anche se mettevo prima la classe lo facevo per abitudine e che i due momenti erano contestuali. Non volevamo affidare la questione nazionalitaria totalmente al Psd’az. Per fare questo bisognava costruire un partito che aveva la testa e i piedi in Sardegna.

Avevamo nel nostro interno delle distinzioni io e Canessa discutevamo molto con Casula che era molto sbilanciato sull’ aspetto nazionalitario ,perchè pensavamo che la questione di classe fosse prevalente. Tutti però volevamo un partito comunista.

Lo scontro con Capanna per questo fu molto duro. A un certo punto Capanna ci minacciò di espulsione anche se lui era contrario a queste pratiche. Io dissi che noi avremmo fatto lo stesso Dps perchè la decisione era unanime. Non ci poteva espellere dal nostro partito. In seguito poi avrebbero deciso se avere con noi un rapporto di tipo federativo, Vincenzo Pillai era uno dei capi del Movimento studentesco.

Cali fiant is componentis chi ant fundau Dps?

C’era il nostro gruppo, quello della sezione comunista autonoma di Funtana Figus che aveva un grande consenso nel Sarcidano (c’erano in Italia altre sezioni comuniste autonome come quelle di Niscemi e di Massafra e un coordinamento a Soresina). In Sardegna le esperienze di questo tipo erano poche. Piero e Francesco Carta venivano da Ao Pdup, il gruppo dei cattolici come Mariano Girau, Giacomo Meloni, Marco Mameli Francesco Casula, provenivano principalmente dal Mpl di Livio Labor.

Ita caraterizada sa figura de su segretariu?

All’inizio nominammo una segreteria collegiale tenendo conto della base territoriale di Dps. Avendo pochi soldi, poca possibilità di spostarci e nessun funzionario facevamo delle segreterie che ci consentivano di ridurre al minimo gli spostamenti.

 Chini funt stetius is dirigidoris de maiori importu?

Ricordo, tra i tanti, l’ avvocato Muggianu (candidato diverse volte), Antonello Giuntini, Pierina Chessa, Ornella Pintus, Licia Lisei, Lully Castaldi, Carla Testa, Tore Cocco, Luigi Todde, Nanni Marras, G.A. Mattu di Ovodda, Gavino Porcu Ciriaco Davoli (che non è stato mai convinto della linea di Dps e voleva invece un partito italiano centralizzato). Davoli vedeva la questione sarda come una cosa secondaria. Credo però che non abbia mai scritto nulla a riguardo che giustificasse la sua posizione per cui finiva per subire la posizione di maggioranza. Vincenzo Pillai era il nostro punto di riferimento in sindacato.

Cumenti fiat struturada Dps in su territoriu?

C’erano molte più federazioni rispetto alle province di allora (Cagliari Sassari Oristano Nuoro), perchè l’organizzazione teneva conto delle realtà identitarie locali, quelle che avevano patrimoni culturali comunitari ed etno-storici caratterizzanti la nazione sarda. Non si poteva non tener conto delle province storiche della Sardegna che erano ben altra cosa rispetto alle province amministrative e decidemmo che se ci fossero stati nei territori nuclei consistenti di iscritti allora si sarebbe costituita una federazione territoriale (come accadde nel Mandrolisai, nel Sarcidano e nel Sulcis). Questo consentiva di avere direzioni politiche che rappresentavano veramente i territori e i militanti si riconoscevano nei rispettivi organismi dirigenti. In questo modo gli iscritti si responsabilizzavano politicamente rompendo con i meccanismi di dipendenza che caratterizzavano gli altri partiti politici nelle nazioni colonizzate come la Sardegna.

Cali fiant is riferimentus curturalis prus de importu po bosatrus?

Sicuramente Gramsci e Lussu. Cercavamo di coniugare la lotta di classe e di liberazione nazionale tramite il loro pensiero che a volte forzavamo esaltando la loro visione federalista. Facevamo spesso riferimento al pensiero di Gramsci anche se lui inseriva la questione sarda all’interno della questione meridionale.

Dps teniat cuntatus cun politigus de atrus logus: Cali fiant cussus printzipalis?

La lotta più sentita è stata quella a favore del popolo palestinese. In Sardegna operava il Gups (Gruppo universitario studenti palestinesi); io conoscevo bene Nabil, uno studente di medicina. Già dalla fine degli anni 70, con la sezione comunista autonoma, avevamo stabilito contatti con l’Olp. Io feci un lungo sciopero della fame per il riconoscimento, da parte della Regione, della nazione palestinese; ricordo che esponenti del mondo cattolico come Padre Girardi ed Eugenio Melandri erano vicini a noi. Un’ altra importante iniziativa fu la visita di solidarietà ad Arafat in Tunisia dopo il raid israeliano che costò la vita al suo delfino. Io andai con Russo Spena (allora segretario di Dp), Nemer Hamad (rappresentante in Italia dell Anp) e Alì Rashid (primo segretario della Delegazione generale palestinese in Italia). Il viaggio fu rocambolesco, erano presenti agenti della polizia segreta e agenti dell’ Olp (guardie del corpo di Rashid e Hammad). Arrivammo con una scorta dell’ Olp all’ Hotel Rashid di Tunisi. Alle due di notte dopo aver cambiato quattro macchine fummo portati alla residenza segreta di Arafat.

I maggiori esponenti dell’ Olp in Sardegna erano allora Kaer Nabil (Al Fatah) e Ismail Fawzi (Fronte popolare di liberazione della Palestina, formazione minoritaria dell’ Olp). Ci scambiammo doni con Arafat, io gli portai una bisaccia tessuta da un’artigiana di Laconi. La bisaccia significava che se da una parte c’erano i nemici dall’altra ci stavano gli amici (ovviamente noi eravamo gli amici). Fummo accolti come se rappresentassimo una grande forza politica!

Sempre in quell’occasione ci incontrammo con Farouk Kadoumi, ministro degli esteri dell’ Olp e ci impressionò la sua grande conoscenza della politica interna italiana e della questione sarda. Quel viaggio faceva parte della lotta che noi facemmo per il riconoscimento dell’Olp come unica organizzazione politica rappresentante del popolo palestinese. Ad Arafat portai una lettera chiusa da parte di Mario Melis (presidente della Regione) e una aperta da parte di Emanuele Sanna (presidente del Consiglio regionale).

Molto importante fu anche la battaglia contro l’apartheid in Sudafrica. Qui in Sardegna venne Benny Nato dell’ Anc. Contro la politica segregazionista del governo sudafricano facemmo manifestazioni contro l’Enel che importava il carbone sudafricano. Questa protesta irritò molto i dirigenti locali dell’ Enel che qualche anno prima avevano mal tollerato la mia battaglia contro il nucleare. Iniziammo anche una campagna di boicottaggio contro la Bnl che faceva affari col Sudafrica. A un sit-in di fronte alla banca un giorno mi strapparono il microfono dalle mani e fui pesantemente invitato ad andare via.

Avevamo frequenti rapporti con i Sandinisti. Io ospitai Padre Formiconi, missionario in Nicaragua che fece numerose assemblee spiegando le ragioni del Fsln (Fronte sandinista di liberazione nazionale).

Incontrarci con i rappresentanti dei partiti nazionalitari di ispirazione marxista di tutto il mondo ci serviva per uscire dall’isolamento e per non sentirci soli nella nostra battaglia. Ai nostri congressi e alle nostre assemblee invitavamo spesso gli esponenti demoproletari delle regioni autonome (Trentino, Friuli, Sud Tirolo, Valle d’ Aosta), perchè anche in queste regioni sussistevano forme di un patto federativo. L’unica regione a statuto speciale a non avere una Dp federata era la Sicilia perchè non venne mai ritenuta una minoranza nazionale o etnolinguistica. Noi eravamo però gli unici ad avere un tesseramento nostro. Nardelli di Dp trentina, ad esempio,era anche in segreteria nazionale di DP, secondo un modello organizzativo che non condividevamo.Siamo stati i primi ad aver sperimentato questo modello che non comportava intreccio di ruoli.

Ricordo inoltre di aver ospitato una volta una compagna dello Sinn fein venuta in Sardegna per un’assemblea da noi organizzata.

Cali funt stetias is lutas prus de importu chi eis portau a innantis?

Molto importante fu il referendum contro la base militare di La Maddalena.

Il nostro obiettivo era quello di supplire alle mancanze del Pci nella lotta di classe e del Psd’az nella battaglia nazionalitaria. Il Psd’az era un partito interclassista e cercava di rubare voti al Pci sulla questione nazionale. Anche alcuni compagni di Dps guardavano al Psd’az anche se per le questioni legate al lavoro aveva una linea interclassista; per la maggioranza di noi, invece, la contraddizione principale era quella fra capitale e lavoro e la questione nazionale si doveva interpretare secondo le categorie marxiste sul ruolo del colonialismo e dell’imperialismo.

La Sardegna veniva sistematicamente rapinata delle materie prime che venivano lavorate altrove per poi tornare in Sardegna come prodotto finito e quindi con un alto valore aggiunto. Questo accadeva ad esempio con le argille del mio Sarcidano che servivano per fabbricare mattonelle in Emilia Romagna. Il percorso delle argille espropriato ai sardi lo chiamammo “triangolo delle mattonelle” cioè Bologna, Faenza, Sassuolo dove si produceva l’ 80% del prodotto. C’era poi anche la drammatica questione delle industrie nere inquinanti che in Sardegna avevano centinaia di ettari di terreni agricoli.

Ci battemmo aspramente contro le servitù militari perchè erano una peculiarità del colonialismo.

Le servitù militari portavano in Sardegna gli eserciti di tutto il mondo perchè c’era poca gente. Per noi la nostra terra doveva essere piattaforma di pace e di incontro tra i popoli mediterranei. Quirra dava 100 posti di lavoro ma se quei terreni fossero stati dati all’Ente foreste si sarebbero fatti 600 posti per la forestazione. Inoltre le servitù hanno danneggiato la pesca; si poteva pescare dappertutto ma non in Sardegna e per questo non abbiamo mai potuto far decollare l’industria ittica. Questi meccanismi sono tipici di una nazione colonizzata. La conseguenza è che si crea un meccanismo di dipendenza economica di tipo assistenzialistico (pensioni, casse integrazioni, assegni di disoccupazione).

In occasione di una manifestazione contro la Nato affittammo un barcone; partimmo da Arbatax in una ventina. I più grandi animatori erano Alfonso Murgia e Angelo Busalla, il primo operaio Intermare e l’altro commerciante di laterizi. Il barcone doveva violare le acque interdette alla pesca e ai turisti ed interrompere un’ esercitazione prevista per la giornata. Per tutto il viaggio fummo scortati dalle vedette delle forze dell’ordine e quando ci avvicinammo alla zona interdetta intimarono di fermarci. Noi proseguimmo, io dissi, con enfasi e un pò di irresponsabilità addirittura di speronare il sottomarino ma fummo bloccati prima.

Al periodo tenni anche un comizio a Comiso contro l’installazione degli euromissili con dirigenti del Pci e rappresentanti del pacifismo siciliano.

Ita raportu tenestis cun is atrus partidus, po fai un esempiu cun su Pdup?

I rapporti col Pdup non erano certo buoni. Si è spesso più sanguigni con quelli più vicini che con quelli più lontani. La concorrenza era molto dura ma tra di noi siamo sempre stati corretti. Con la nascita di Dp sarda si accesero i contrasti col Pdup perchè, i suoi dirigenti (tra i più importanti Andrea Pubusa) erano fortemente antinazionali tari e tornarono quasi tutti nel PCI.

Cun su Partito radicale?

Avevamo idee molto diverse dal Pr ma nelle lotte per i diritti umani capitava spesso di lavorare insieme. I maggiori esponenti erano Buzzanca e Isabella Puggioni.

Cun sa Dc?

Non ci sono stati mai rapporti organici con la Dc ma è capitato di incontrarci con Pietrino Soddu (uno dei padri del sardismo) e Nino Carrus (che invitammo talvolta ai dibattiti sulla questione sarda).

Cun is atrus partidus indipendendistas?

Avevamo buoni rapporti con Bainzu Piliu che candidammo con l’obiettivo di farlo uscire dal carcere, ma fummo stroncati da una legge elettorale liberticida. Nel 1984 eravamo convinti di entrare in Consiglio ma Psd’az, Pci e socialisti si coalizzarono per sbarrare la strada, i primi al Fis di Caria, gli altri a noi e al Pr. Anche tutti gli altri partiti condivisero quella legge truffa.

Cumenti si finantziastis?

Al periodo era pregnante, in politica, la cultura dell’autofinanziamento. Citavamo spesso Gramsci riguardo alla morale nella politica. Anche in Dp italiana c’era la cultura dell’autosufficienza, per le stampe si usava il retro di manifesti già stampati. Licia Lisei e Nanni Marras erano i più bravi a fare i lavori di grafica. Per gli appunti utilizzavamo i calendari. Questo accadeva quando i soldi erano pochi; arrivava qualche contributo quando dp comincio ‘ ad avere parlamentari grazie anche ai voti presi in Sardegna.

Cumenti mai detzidestis de si fundi cun is scissionistas de su Pci chi po tantis annus anti gherrau contras de bosatrus e totu?

Hanno secondo me giocato diversi fattori. Dp sarda si era indebolita nel tempo, non avevamo rappresentanza istituzionale, subivamo forti pressioni dai partiti concorrenti e col tempo la resistenza dei nostri quadri venne meno. Col tempo ci fu il disimpegno di alcuni compagni che per varie ragioni si erCumenti mai detzidestis de si fundi cun is scissionistas de su Pci ki po tantis annus anti gherrau contras de bosatrus e totu?ano logorati (lavoro, mancanza di prospettive).

Molti militanti che ad esempio stavano nel Pci sembrava che volessero venire con noi poi però venivano riassorbiti in diversi modi dando loro un ruolo in organizzazioni di massa. Il Pci è stato durissimo con noi, c’è stata una incredibile emarginazione di quadri. Con me sono stati durissimi; venivamo descritti negativamente, calunniati, accusati di essere al soldo della Cia, gruppettari, scorie del Pci. Nelle organizzazioni di massa eravamo in estrema difficoltà; a fatica si riusciva magari a mettere qualcuno dei nostri come è capitato con Vincenzo che in Cgil rappresentava i voti presi dal documento di minoranza. Nel posto di lavoro eravamo attaccati in maniera pesante. Io a Nuoro, durante il lavoro, avevo terrore che nella borsa mi infilassero qualche cucitrice e mi bloccassero all’ingresso con l’accusa di furto. Alcuni dirigenti sindacali mi volevano addirittura cacciare dall’Enel, volevano togliermi il pane, per costringermi a tornare nel PCI o a lasciare Dps. Ci trattavano così male perchè dovevamo essere casi esemplari, utili a scoraggiare chi voleva, magari abbandonare il Pci. Sono convinto che le perquisizioni domenicali della Digos a Nuoro (dove vivevamo in affitto perchè pendolari) fossero orchestrate da alcuni dirigenti del Pci. Sapevo chi mi denunciava ma non sono mai riuscito a dimostrarlo. Dopo la perquisizione, quando tornavamo, trovavamo la casa sottossopra e i miei colleghi con la padrona di casa spesso mi mettevano nelle condizioni di andare via. Cambiavi casa e arrivava nuovamente la Digos.

Oggi puoi tranquillamente vincere una causa di mobbing per molto meno!

Per tornare alla tua domanda: abbiamo costruito il Prc anche perchè eravamo pochi, stanchi, inoltre era difficile non fare i conti con loro. Dp italiana era già entrata in quel processo forse pensando di condizionarlo, di fare una grande Dp . Dovevamo vivere all’interno di un partito dove si sarebbero poi confrontate le diverse sensibilità. Noi ex Dps ad esempio costituimmo l’ Associazione Sardegna per portare avanti dentro il Mrc (e in seguito nel Prc) le nostre posizioni. Io entrai in segreteria regionale e fui spesso accusato di essere un sardista. Fui aspramente criticato per questo sia da Diliberto in maniera soft sia da Valentini e da Walter Piludu in maniera pesante.

Funt andaus totus in su Prc?

Mi sembra che Francesco Casula, Giacomo Meloni per un periodo furono vicini al Psd’az, Federico Francioni invece non entrò nel Prc mantenendosi indipendente.

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