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3. Unas cantu batallas de importu

3.1. Apartheid

Quando cerco di dormire la notte

posso solo sognare in rosso

il mondo è bianco e nero

ma i morti sono di un solo colore

oh Biko, Biko, perchè Biko(1)

Dopo il varo, nel 1929, dell’ Urban areas act (una legge che decretava la spartizione del territorio sudafricano) ai 5 milioni di bianchi, venne assegnato l’ 87% delle terre, lasciando ai 20 milioni di neri il restante 13%. Il problema non riguardava solo l’ ineguale spartizione del territorio ma lo sfruttamento coloniale che subiva la stragrande maggioranza della popolazione. I lavoratori neri mantenevano con enorme fatica una classe dirigente bianca che ricorreva, per conservare il proprio potere, a metodi fascisti. I minatori neri estraevano dal sottosuolo, interamente controllato dalle multinazionali occidentali, tramite il ruolo della classe dirigente locale, oro, platino, cromo e soprattutto carbone.

I militanti di Dps erano particolarmente sensibili a questi problemi anche perchè vi riconoscevano, in forme esasperate, i problemi del colonialismo.

Nel 1989 si costituì in Sardegna il Comitato sardo contro l’apartheid (Cosas) che prese sede presso la chiesa evangelica in via Regina Margherita a Cagliari. Dps aderì al Comitato versando una somma di 150.000 Lire(2) e sottoscrivendo un documento che denunciava la grave situazione del Sudafrica, l’unico paese dove il razzismo era istituzionalizzato, dove 5 milioni di bianchi sfruttavano e opprimevano 25 milioni di neri e due milioni di meticci(3). La protesta era rivolta principalmente contro chi in Italia e in Sardegna faceva affari con i maggiori gruppi finanziari e le multinazionali che avevano rapporti col Sudafrica(4).

Era stato inviato ai direttori e ai dipendenti delle banche un questionario dove i direttori dovevano dichiarare se il loro istituto faceva affari con le ditte sudafricane e i dipendenti, nel caso le banche fossero coinvolte nell’economia dell’apartheid, erano invitati a documentare le attività della banca.

Il 16 dicembre 1988 in tutta Italia si tenne la giornata di boicottaggio dei prodotti sudafricani(5). L’iniziativa a Cagliari fu organizzata da Dps, Chiesa evangelica e Movimento non-violento(6).

Il Cosas, inoltre, denunciò che in Sardegna venivano bruciate dall’ Enel tonnellate di carbone proveniente dal Sudafrica. Si faceva presente: che l’ Enel “non era una repubblica indipendente ma lo strumento della politica energetica dello Stato italiano che ha sedimentato una consolidata ostilità nei confronti del razzismo”(7), che anche l’ Onu aveva adottato una risoluzione contro apartheid e stilato un elenco di stati, banche e aziende che finanziavano l’apartheid(8) votata anche dall’ Italia che si impegnava così a isolare e a negare ogni tipo di collaborazione e scambio con i razzisti del Sudafrica(9). Dps denunciava che malgrado questi impegni le banche italiane avevano partecipato in maniera diretta ad investimenti nel Sudafrica per 271.800.000(10).

In totale le banche italiane(11) dal 1982 al 1984 investirono direttamente e indirettamente 884,7 milioni di dollari Usa (9°posto). Vaticano 171,9 milioni di dollari Usa (16° posto).

Investimenti totali ai quali hanno partecipato le banche italiane in maniera diretta nel periodo 1979 1984: 271.800.000 dollari Usa. Cgil Cisl Uil comunicato ( 20 ottobre 1988) contro apartheid per il disinvestimento da quelle banche, dei risparmi di chi non vuole essere coinvolto in nessun modo in una politica di sostegno per quanto indiretto al sistema del razzismo istituzionalizzato.

Lo scandalo della BNL che aveva rapporti con le banche sudafricane indusse il segretario nazionale Paolo Pisu a mandare una lettera al presidente della BNL a Cagliari e a Roma dove si disdiceva il conto corrente intestato al partito.

Molto forte fu la denuncia di Dps anche nei confronti del Banco di Sicilia che di fronte a 380 milioni di disoccupati siciliani aveva investito 60 miliardi di lire in Sudafrica perchè “sfruttare i neri era più remunerativo di ogni investimento regionale”(12). Dps denunciava inoltre l’ importazione dal Sudafrica dei surgelati della Findus che sfruttava in maniera intensiva il mare distruggendo la flora e la fauna locale facendo dumping sull’economia del posto (e quindi rovinando i pescatori neri) e sfruttando la manodopera locale senza diritti sindacali.

Il Cosas organizzò tra il 18 e il 19 febbraio del 1989 una serie di conferenze per informare i cittadini riguardo la questione sudafricana. Venne organizzato un incontro dibattito nell’aula magna del Liceo Dettori, venne proiettato al cinema Corallo il film “Grido di Libertà”, introdotto da Benny Nato (rappresentante in Italia dell’ African National Congress, il movimento di Nelson Mandel). La rassegna di conferenze fu chiusa con un concerto rock del gruppo musicale Musicittà al Salone dei portuali con l’obiettivo di finanziare il movimento antisegregazione di Nelson Mandela, allora in carcere. Il 21 marzo 1989 si svolse un sit-in di fronte all’ Enel.

3.2. “Is palestinesus funt cumenti a is sardus e totu”

Nel 1987 inizia la rivolta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana (Prima intifada) che parte dal campo profughi Jabaliyya per poi rapidamente estendersi a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Il bilancio dei morti fu da subito pesantissimo e destinato ad aumentare. Molti bambini palestinesi furono uccisi dall’esercito israeliano.

Dopo questi avvenimenti, il Consiglio nazionale palestinese si trasferisce ad Algeri e dalla capitale algerina sostiene la rivolta palestinese della Palestina. Inizia, a livello internazionale la lotta della nazione palestinese per il riconoscimento dell’ Olp.

A Cagliari e a Sassari era presente il Gups(13) (Gruppo universitario degli studenti palestinesi) che promosse in Sardegna la costituzione del Comitato di solidarietà col popolo palestinese. Dps fu tra i primi partiti a raccogliere l’invito che fu esteso anche alle altre forze poltiche(14). Si costituisce, con sedi a Cagliari e a Sassari il Comitato sardo di Solidarietà con il popolo palestinese al quale aderiscono oltre a Dps, Dc, Psd’Az, Pci, Psi, Cgil, Cisl, Uil, Arci, Comitato antinucleare, Cooperativa iniziative culturali, Coordinamento donne comuniste, Fgci, Lega dei diritti dei popoli, Movimento di cooperazione educativa, Udi e altri comitati e associazioni pacifiste.

Il Comitato oltre al reperimento di fondi per finanziare l’ Olp chiedeva: la cessazione immediata della repressione israeliana in Cisgiordania e Gaza (occupate dal 1967) e il ritiro immediato delle truppe di occupazione; il riconoscimento dell’Olp come unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese; la convocazione di una conferenza internazionale di pace sotto l’ egida dell’Onu con la partecipazione dell’Olp che determini la costituzione di uno Stato palestinese indipendente sul proprio territorio.

Il Comitato proponeva inoltre l’approvazione da parte del Consiglio regionale sardo di un ordine del giorno col quale sollecitare il Governo italiano a riconoscere l’Olp, a fornire al popolo palestinese adeguate strutture sanitarie oltre all’invio di una propria delegazione. A queste richieste venne aggiunto in seguito l’invito alla Regione e al Governo italiano di farsi promotori della costituzione di una delegazione del parlamento europeo per visitare i campi profughi e le prigioni dei territori occupati (Cisgiordania e Gaza) con l’obiettivo di documentare quanto accadeva.

Non mancarono proposte originali come quella di Vincenzo Pillai, della segreteria nazionale di Dps, che propose alla Regione, ai Comuni e ai cittadini sardi di contribuire all’acquisto di 20 macchine tessili per la creazione di un centro produttivo nei territori occupati.

Il Gups in collaborazione col Comitato inizia in Sardegna un’ intensa attività culturale e di propaganda con l’obiettivo di sensibilizzare il popolo sardo riguardo la questione palestinese. Si organizzano convegni, seminari, si proiettano films per documentare quanto accadeva nei territori occupati di Gaza e Cisgiordania.

Un momento importante della lotta per Dps è certamente lo sciopero della fame che il segretario Paolo Pisu inizia il 17 gennaio 1988 per richiamare l’attenzione sulla tragedia del popolo palestinese. Lo sciopero che durò 11 giorni venne interrotto il 29 gennaio sia perchè era stata conseguita una buona sensibilizzazione della comunità sarda sulla questione palestinese, sia perchè i medici consigliarono vivamente al Segretario di interrompere il digiuno per evitare danni permanenti alla salute (Pisu dimagrì di oltre 7 chili(15)).

Lo sciopero della fame ebbe grande risalto nei media locali ma nè il Presidente della Giunta Mario Melis nè il Presidente del Consiglio Emanuele Sanna risposero all’appello di Dps riguardo alla richiesta di ottenere dal il riconoscimento dell’ Olp. Nonostante il Psd’az e il Pci avessero aderito al Comitato di solidarietà per il popolo palestinese e ne condividessero gli obiettivi, a febbraio ancora nessuna mozione era stata discussa in Consiglio. A questo proposito Pillai, a nome della segreteria, indirizzò un duro comunicato alle segreterie di Dc, Pci, Psd’az, Psi:

Comprendo che sia difficile scegliere e decidere quando non vi è accordo fra i grandi partiti, ma non decidere quando l’accordo c’è mi pare assurdo. Mi riferisco alla richiesta presentata a tutte le forze politiche di votare in Consiglio regionale un ordine del giorno che solleciti il Governo italiano al riconoscimento del Olp. Tale richiesta oltre che dal sottoscritto e dai rappresentanti di organizzazioni del mondo del lavoro e della cultura, dell’associazionismo giovanile, è stata firmata anche dai rappresentanti della Dc del Pci, del Psd’az dal Psi (partiti presenti nel consiglio regionale e in grado di approvare, quindi, con grande celerità l’odg). E non mi si dica che urgono altri problemi; lo so bene e non ne parlo per non dover pronunciare osservazioni su questioni che non riguardano strettamente il punto per cui scrivo questa lettera. […] E sarebbe davvero vergognoso che, mentre rivendica allo Stato italiano strumenti più adeguati per lo sviluppo della nostra nazione, proprio il Consiglio regionale sardo arrivasse ultimo ad esprimersi. […] E’ opportuno a mio avviso che:

1) durante il dibattito in consiglio regionale prenda la parola un rappresentante degli studenti palestinesi presenti in Sardegna.

2) Il Consiglio decida di mettere a disposizione strutture sanitarie per un gruppo di palestinesi che abbia urgente bisogno (bambini, malati etc.)

3) Il Consiglio, di concerto con gli altri consigli regionali, con organizzazioni internazionali di assistenza, invii in Palestina una propria delegazione.

Mi auguro che il Consiglio prenda in esame queste proposte(16).

La Giunta temporeggiava ma non si poteva trascurare il fatto che l’opinione pubblica sarda aveva preso a cuore il problema palestinese e molti comuni avessero approvato a questo proposito mozioni e odg(17). Le manifestazioni pubbliche erano sempre affollatissime. Il 30 Gennaio si tenne a Cagliari una grossa manifestazione alla quale parteciparono oltre 3000 persone. Lo stesso giorno a Roma sfilò un corteo di oltre 12.000 persone.

Il Comitato di solidarietà del popolo palestinese di Cagliari e Sassari produssero una consistente mole di fogli, volantini e documenti che circolarono intensamente tra il 1987 e il 1989 in tutta la Sardegna(18). L’Unione generale degli studenti palestinesi pubblicò un breve volumetto informativo sulla Storia della Palestina(19)

In molti comuni sardi e capitava talvolta di trovare resistenze da parte di amministratori non sensibili alla causa.

A Nurachi nel febbraio del 1988 il sindaco democristiano non concedette l’aula consiliare(20) per un’assemblea di solidarietà per il popolo palestinese e a Laconi fu un sindaco comunista, Trogu, a causa dello scontro in corso con i demoproletari laconesi, un tempo iscritti al Pci, a non concedere i locali comunali per l’assemblea. La manifestazione però si svolse ugualmente nei locali del dopolavoro di Laconi con la partecipazione di esponenti democristiani, sardisti e socialisti.

La lotta per la nazione palestinese incluse in Sardegna (similmente a quella anti – apartheid) una campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani.

I rapporti commerciali tra l’ Italia e lo Israele erano molto intensi. Aziende italiane e israeliane facevano affari soprattutto con il commercio di avocadi e frutta secca (nocciole, noci, arachidi), di agrumi (arance e pompelmi) fino al punto da distruggere con le ruspe quintali di arance siciliane con il doppio obiettivo: importarne da Israele e tenerne alti i prezzi.

Di origine israeliana erano inoltre diversi tipi di strumenti antisommossa molti dei quali reclamizzati alla Fiera del Levante di Bari(21).

3.2.1. Sa delegatzioni Dp-Dps a che Arafat in su Bunker de Tunisi, 28

Nel marzo del 1989 il segretario di Dps Paolo Pisu e il segretario di Dp Giovanni Russo Spena si recarono a Tunisi per incontrarsi con Arafat e Farak Kaddumi. I punti di discussione, secondo un comunicato stampa diffuso da Dps, riguardarono la repressione che il popolo palestinese subiva nei territori occupati e le violenze dei soldati israeliani perpetrate anche a danno dei civili.

Gli incontri tra Usa e Olp erano in una fase di stallo e si cercava di capire che ruolo avrebbe potuto avere l’Europa in questa complessa situazione e che aiuto avrebbero potuto dare i paesi occidentali per rafforzare la resistenza anti-israelliana.

Le soluzioni in campo erano diverse: si parlò del rafforzamento degli scambi commerciali col popolo palestinese, dell’ affidamento a distanza di bambini palestinesi alle famiglie italiane, della presenza di giornalisti nei luoghi degli scontri, del sostegno politico alla causa palestinese.

Dps prese di fronte ad Arafat e a Kaddumi l’impegno di continuare a sostenere la battaglia per l’ indipendenza della Palestina e Russo Spena garantì che i parlamentari di Dp avrebbero presentato insieme ad altri gruppi una mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Paolo Pisu regalò ad Arafat una bisaccia(22) e gli consegnò due lettere: una aperta da parte di Emanuele Sanna(23) e una chiusa da parte di Mario Melis(24) che, probabilmente, aveva l’intenzione di invitare in Sardegna il leader dell’ Olp.

3.3. Sa positzioni de Dps a pitzus de su processu a is indipendentistas

Alla fine del 1982 la magistratura romana accusa un gruppo di indipendentisti di avere progettato di staccare la Sardegna dall’ Italia col fine di creare uno Stato nazionale autonomo(25). Dopo un lungo processo, l’accusa passa nel dicembre del 1988 in giudicato e scatta l’arresto per Bainzu Piliu, professore all’Università di Sassari, Oreste Pili, consigliere comunale del Psd’Az di Capoterra, Salvatore Meloni, autotrasportatore di Terralba.

Piliu sarebbe stato l’ideologo dell’associazione, Pili il braccio politico e Salvatore Meloni avrebbe garantito alle operazioni separatiste la copertura finanziaria(26).

Il “complotto” fu scoperto per le dichiarazioni di Felice Serpi fermato all’uscita del Comando militare della Sardegna con una busta piena di tritolo che sarebbe dovuto servire per un attentato alla Banca d’Italia.

I tre presunti capi dell’organizzazione dichiararono la loro innocenza sostenendo che l’intero impianto accusatorio aveva una connotazione delatoria e che le prove raccolte dall’accusa erano inconsistenti. Nonostante ciò la Corte di cassazione decretò per i separatisti pesanti sentenze: 16 condanne e 9 assoluzioni. A pagare caro furono: Oreste Pili condannato a tre anni e quattro mesi, Salvatore Meloni a otto anni e dieci mesi, Bainzu Piliu a quattro anni.

La segreteria nazionale di Dps emesse immediatamente un comunicato dove esprimeva “piena solidarietà umana e politica al presidente del PARTIDU INDIPENDENTISTA SARDU Bainzu Piliu e agli altri arrestati(27).

Secondo Dps la condanna è iniqua anche per colpa di una legge che garantisce troppa credibilità a pentiti che hanno tutto l’interesse a mentire per salvare se stessi. Tutto questo è per Dps “aggravato da un comportamento pregiudiaziale della magistratura, particolarmente di quella romana, nei confronti di coloro che si battono per i diritti della NAZIONE SARDA. Per noi di Dps gli indipendentisti hanno il diritto di battersi per le loro idee senza che queste siano criminalizzate”(28).

La segreteria di Dps inoltre esprime forti dubbi sul fatto che “persone come Bainzu Piliu, un intellettuale tra i più onesti e coerenti presenti in Sardegna, possa essere coinvolto in ciò che gli viene addebitato”(29).

3.4. Sa batalla contras a su Parcu de su Gennargentu

Con la bozza Ruffolo (1988), trasmessa a Cagliari a giugno, e con la legge 572/1988(30) si portava a compimento il percorso che lo Stato aveva previsto per l’istituzione dei parchi. La Regione pensò di dare attuazione alle disposizioni ministeriali tramite un disegno di legge presentato in Giunta dall’assessore all’ambiente Giorgio Carta. La polemica che esplose fu violentissima e mise in grosse difficoltà la dirigenza di Dps perchè se è vero che il partito si schierò contro il provvedimento statale e in generale contro l’istituzione di un parco nazionale simile a quello abruzzese Nanni Marras, che faceva parte anche dell’ associazione “Amici del parco del Gennargentu”, era convinto dell’utilità dell’istituzione di un’area protetta. Non ci addentriamo in questa sede all’interno di una discussione molto complessa che coinvolse il partito per oltre un anno e che meriterebbe una trattazione molto più approfondita perchè implica oltre che aspetti storici anche aspetti antropologici e sociali. Indichiamo però le due posizioni estreme del confronto così che sia possibile farsi un’ idea della difficoltà di trovare una sintesi tra esigenze ambientaliste e opposizione alla mentalità centralistica e dirigistica dello Stato. Il partito non ebbe una linea unanimemente condivisa, le posizioni in campo erano due, una sostenuta da Nanni Marras, ex assessore all’ambiente del comune di Sorgono, l’altra da Pasquale Zucca, ex sindaco e all’epoca assessore all’ambiente di Baunei. Per Marras il parco costituiva una grande occasione di sviluppo economico e di riscatto sociale per le popolazioni delle zone interne. Inoltre sarebbe stato uno strumento contro quello che veniva definito turismo di rapina e contro la speculazione edilizia che aveva devastato gran parte delle coste ogliastrine. Sosteneva inoltre che le posizioni antiparco erano state guidate con perizia e abilità tattica facendo presa su un malinteso senso dell’autonomia degli enti locali e soprattutto su un falso concetto di esercizio della democrazia diretta(31). Questo ragionamento portava Marras a sostenere che la difesa dell’ economia pastorale non aveva nulla a che vedere con l’istituzione del parco e che le zone montane erano al contrario le meno adatte a questo tipo di attività:

La pastorizia si è invece evoluta, ironia della sorte, proprio partendo dall’abbandono rapido e costante, che peraltro continua, delle aree montane che nel progetto della Generalpiani erano destinate a riserva generale integrale(32)

Secondo questa linea di analisi Marras affermava che le zone interne a substrato calcareo erano state devastate dallo sfruttamento intensivo del pascolo, di conseguenza i pastori, durante la crisi agricola dei primi anni 60, abbandonate le montagne, hanno preso possesso, spesso a prezzi bassissimi, di vaste aree del Campidano, della Nurra, della Gallura, del Marghine-Planargia, del Sulcis-Iglesiente e addirittura del Lazio e della Toscana(33).

Il settore della pastorizia quindi è passato, grazie anche alle politiche di credito agevolato, da attività di sussistenza a settore trainante anche se non strutturalmente forte.

Durissima infine la critica alle mitizzazioni legate alla gestione comunistica della terra:

Non parliamo del patrimonio pubblico, i comunales dalla presunta mitica gestione comunistica tanto cara ai sardisti. Balle! Altro che gestione comunistica. I comunales sono in mano a un coacervo di interessi corporativi che impone le regole del gioco a chiunque, comprese le amministrazioni comunali titolari, che altro di meglio non trovano che avvallare il destino monoculturale di un patrimonio potenzialmente ricco, immenso e suscettibile di ben altro sviluppo all’insegna della diversificazione e integrazione delle attività economiche compatibili con una intelligente (e redditizia) azione di tutela(34).

Secondo Marras, la realizzazione del parco cozzava fortemente contro gli interessi dei pastori barbaricini.

Al contrario Pasquale Zucca rappresentava in qualità di assessore del Comune di Baunei, l’opposizione della Federazione dell’ Ogliastra al progetto del Parco. Dalla sua parte giocava il fatto che in parlamento Dp aveva votato contro la Legge 572 e che il Tar Sardegna e la Corte Costituzionale dichiaravano incostituzionali i provvedimenti di gestione delle aree protette. Anche l’analisi di Zucca utilizzava una terminologia dura e mirava a mantenere alto il livello dello scontro senza risparmiare critiche ai partiti che si erano schierati a favore. Veniva inoltre posto l’accento sulle contraddizioni del Pci e della sua vocazione antiautonomistica:

La consociazione del Pci, con il voto favorevole sul disegno di legge, conferma, circa i parchi, il suo coinvolgimento nel disegno di restaurazione del centralismo statale, la sua reale vocazione antiautonomista, il suo inserimento subalterno nei livelli plurimi di lottizzazione degli Enti parco a spese dei comuni e delle popolazioni, rese del tutto subalterne e minoritarie in tali enti e costrette a subire l’esproprio forzato delle terre comunali per costituire “il patrimonio naturalistico naturale”. Ecco perchè il Pci non ha incalzato e inchiodato Ruffolo sul nodo decisivo della difesa dei diritti costituzionali della Regione e dei comuni(35).

Le carte più forti del fronte antiparco erano però rappresentate dalle contraddizioni interne ai partiti italiani che in parlamento votavano a favore a in Sardegna assecondavano la volontà popolare:

[…] gruppi e partiti che con incoerenza e demagogia, spingevano la popolazione verso l’obiettivo falso e deviante del “No secco contro i parchi di qualsiasii tipo, nazionali, regionali e comunali” mentre a Roma i loro amici di partito si accordavano per votare parchi marini e montani dove i comuni e le popolazioni vengono emarginati e dove l’obiettivo primario non è la tutela dell’ambiente coniugata con lo sviluppo socio-economico, ma la lottizzazione dell’ Ente parco e l’esproprio dei suoli e delle coste […] in una prospettiva di gestione di neocolonialismo ecologico(36).

19. Certo appariva difficile imporre qualcosa che la popolazione locale non solo non voleva ma non comprendeva in quanto l’istituzione del parco era un provvedimento decontestualizzato ma soprattutto oscuro su ciò che avrebbe comportato. Inoltre non giocava a favore il fatto che i parchi già esistenti come quello abruzzese erano stati concepiti in maniera pesantemente centralistica interdicendo i comuni compresi all’interno del suo territorio(37).

La stragrande maggioranza dei dirigenti di Dps si schierò decisamente contro il parco giudicandolo arretrato sia per il fatto che si creava un carrozzone secondo le vecchie logiche di lottizzazione e di spartizione delle risorse da destinare all’ambiente(38) sia perchè l’azione veniva condotta secondo pratiche di tipo neocoloniale e centraliste.

NOTE

1. Peter Gabriel, Biko, 1980, (trad. mia).

2. Il Comitato fu finanziato anche dalla Css (150.000 Lire), dalla Chiesa evangelica battista (100.000 Lire), dal Coordinamento sardo Beati i costruttori di pace (100.000 Lire), dalla Lega per il disarmo unilaterale (100.000 Lire), dal Movimento non-violento (100.000 Lire) e dall’ Organismo sardo di volontariato internazionale cristiano (100.000 Lire).

3. “Archivio Dps”, fasc. “Cosas”.

4. Dal 1983 al 1986 (fonte Cnas) l’ Italia importa dal Sudafrica oro per 4.697 mila miliardi (200.000 tonnellate), l’ 8% delle esportazioni mondiali del Sudafrica, per questo il Cnas (Comitato nazionale antisegregazione) istituisce un Gruppo di disinvestimento.

5. Le marche da boicottare erano: Cape (mele pere uva), Outspan (arance limoni pompelmi), Westphalia (avocadi), Gold Dish (macedonie di frutta, pesche), Vin du Cap (vino), Libby’s (ananas), Sun Dor (pesche pere ananas), Singora (macedonia di frutta pere ananas), I X L (ananas), Southern pride (pere), Carnation (cape goldenberries), Bayerwalds (uva), Regina (ananas), Swakara – Namibia (pellicce d’astrakan), De beers (diamanti), Rowntree’s (dolciumi).

6. Dal 1984 al 1986 l’ Italia con 17,8 tonnellate, era la maggior importatrice di carbone sudafricano nella Cee davanti a Francia, Germania Ovest e Gran Bretagna. Nel 1987 le ton erano 5,2. Nonostante il Governo italiano avesse denunciato la politica segregazionista del Sudafrica, l’ Enel, allora ancora azienda di Stato nel settore energetico, assorbiva da sola il 10% delle esportazioni mondiali del carbone sudafricano e il 50% del suo fabbisogno totale.

7. “Archivio Dps”, Cosas 21 marzo 1989. Risoluzione 34/83 adottata il 12 dicembre 1979

8. “Archivio Dps”, Dossier Cosas, marzo 1989.

9. Ibidem.

10. Ibidem.

11. Le banche che avevano investito in Sudafrica erano: San Paolo (Torino), Credito italiano, Banca commerciale italiana, Banco di Sicilia, Assicurazioni generali, Cariplo (Cassa di risparmio delle province lombarde), Banco di Roma, Banca nazionale del lavoro, Euromobiliare, Nuovo banco ambrosiano.

12. Archivio Dps 1988-1989

13. “Archivio Dps”, fasc. “Articoli 1977 – 1991”.

14. Gli incontri tra gli elementi di quest’ associazione si sarebbero tenuti dal 1978 al 1980 con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza della Sardegna mediante la lotta armata. Piliu fu accusato di aver tenuto rapporti con cittadini libici in diverse occasioni, a Milano presso l’ambasciata e in Sicilia, alla Festa di amicizia siculo – libica che si era tenuta a Catania. I capi dell’organizzazione avrebbero usufruito dell’appoggio del governo libico che operava tramite il cittadino Ageli Mohamed Tabet (considerato dagli inquirenti un esponente dei Comitati rivoluzionai libici) e avrebbero infiltrato il Psd’az (Congresso del 1982) influenzando la mozione finale del congresso del 1982 dove il Partito giunse all’ importante svolta indipendentista (Modifica dell’ art. dello Statuto). Diverse assemblee si sarebbero poi tenute nelle sedi del Psd’Az alla presenza del Piliu in occasione dei congressi di circolo (Portotorres) e, fuori dal contesto congressuale, (Monserrato e Posada come dichiarò Mario Melis nel 1984). Vedi anche: Il complotto separatista e le congiure antisardiste (testo integrale delle tre deposizioni rese dal presidente della Regione Mario Melis al giudice istruttore di Cagliari sul “Caso Meloni” in Ichnusa, Rivista della Sardegna, anno 1985 n. 8, pp 27-39. Ci sarebbero stati, sempre secondo l’accusa, depositi di armi ed esplosivi controllati dall’organizzazione separatista che dovevano servire per l’organizzazione di sequestri e attentati. I separatisti erano accusati di un’ attentato agli uffici della Tirrenia, a un traliccio dell’ Enel e ad auto di persone ritenute nemiche del popolo sardo. Il piano eversivo avrebbe dovuto infine comprendere il sequestro di due ufficiali della Nato, la distruzione dei velivoli parcheggiati all’aeroporto di Elmas mediante aeromobili carichi di tritolo. Era poi prevista l’occupazione dell’ Isola Malu Entu, al largo del Golfo di Oristano, dove sarebbe stato fondato il primo nucleo della Repubblica sarda indipendente da dove sarebbero partiti i comunicati del neonato Governo. Queste, in breve, erano le accuse che il sostituto procuratore Walter Basilone muoveva ai complottisti esposte in un documento di centoventi pagine. Il pm formulò un elenco di trentuno imputati, di questi 28 furono rinviati a giudizio.

15. Comunicato stampa Dps del 13/12/1988. Lo stesso comunicato fu pubblicato nel mensile “Libertade, periodico de su populu sardu” Aprile 1989 n. 1.

16. Comunicato Dps del 13 dicembre 1988.

17. Ivi.

18. A Cagliari uno dei maggiori esponenti del Gups era Samir Osmam studente di medicina. In tutta la Sardegna erano presenti una trentina di studenti palestinesi, decine di migliaia sparsi in tutto il mondo. Cfr L’appello degli studenti palestinesi. “Aiutate i nostri fratelli di Beirut”, in “La Nuova Sardegna”, 15 febbraio 1987.

19. Attualmente non sono in grado di risalire né alla data né al nome della testata ma alla domanda del giornalista che chiede il motivo per il quale Dps si senta così vicino ai palestinesi Pisu risponde: “Perchè abbiamo con loro molti punti in comune, dalle occupazione alle quali la Sardegna è sempre stata soggetta, ai caratteri somatici dei sardi: basta guardarci allo specchio”. “Archivio Dps”, fasc. “Palestina”.

20. Intervista a Paolo Pisu del 10 novembre 2011, cit.

21. Comunicato stampa della segreteria nazionale di Dps del 15 febbraio 1988. “Archivio Dps” fasc. “Palestina”.

22. Era il caso ad esempio di diverse circoscrizioni del comune di Cagliari, del comune di Austis e di molti piccoli centri sparsi in tutta la Sardegna.

23. A Sassari circolò intensamente un foglio intitolato Solidarietà con il popolo Palestinese, a cura del “Comitato di solidarietà con il popolo plestinese”, Sassari 1988. “Archivio Dps” fasc. “Palestina”.

24. Storia della Palestina, a cura del “Gups”, Stampa Coop. Cuec litografia, Cagliari 1988.

25. Dps attaccò la condotta del sindaco con un duro comunicato stampa. “Archivio Dps” fasc. “Palestina”.

26. Dps a questo proposito elaborò diversi volantini e documenti in collaborazione col Comitato. “Archivio Dps” fasc. “Palestina”.

27. Questo regalo fu molto gradito da Arafat. La bisaccia (“sa bertula”) era una borsa con due sacche molto usata dai sardi in antichità che veniva poggiata sul dorso dell’asino o del cavallo. Essa simboleggiava che da una parte stavano gli amici, dall’altra i nemici; intervista a Paolo Pisu del 10 novembre 2011, cit.

28. Intervista a Paolo Pisu del 10 novembre 2011, cit.

29. Ibidem.

30. In parlamento la legge fu votata non solo dai partiti di governo (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) ma anche da quelli di opposizione (Msi, Pci). Votarono contro Democrazia proletaria, Partito sardo d’ azione, Sinistra indipendente e Verdi. “Archivio Dps” fasc “Parco del Gennargentu”.

31. Documento dell’associazione “Amici del Parco del Gennargentu”, febbraio 1988, p.1. “Archivio Dps” fasc. “Parco del Gennargentu”.

32. Nanni Marras, I parchi come momento più alto della fruizione collettiva dei beni naturali e ambientali. La possibile politica delle aree protette in Sardegna, intervento alla Direzione nazionale di Dps, 25 settembre 1988, p. 5. “Archivio Dps” fasc. “Parco del Gennargentu”.

33. Ibidem.

34. Ivi p.7.

35. Relazione del consigliere comunale di Dps Pasquale Zucca, Baunei 7 ottobre 1988, p. 2 in “Archivio Dps” fasc. “Parco del Gennargentu”.

36. Ibidem.

37. Abruzzo, c’è un esercito di scontenti per un parco imposto dall’alto, L’Unione sarda 18 ottobre 1987.

38. Ibidem.

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