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1. Nascimentu in Sardinia de Democrazia proletaria

1.1 “Contro le Br, contro lo Stato”

Su primu congressu arregionali de Democratzia Proletaria

Nell’ estate del 1977 si costituisce il coordinamento sardo di Avanguardia operaia, Pdup e Lega dei comunisti con l’obiettivo di creare una piattaforma politica unitaria di sinistra per far fronte alla grave situazione di crisi che si era verificata in Sardegna alla fine degli anni ’70(1). La proposta operativa dei tre gruppi era quella di lavorare per la ricomposizione del proletariato (minatori, edili, braccianti, disoccupati) disgregato dalle scelte capitalistiche e ricostruire un ampio fronte antimonopolistico contro padronati e multinazionali. Il coordinamento proponeva inoltre uno stretto controllo sugli investimenti e le politiche del credito per impedire ai grandi gruppi industriali di usufruire di finanziamenti pubblici che non facevano altro che mantenere in piedi un sistema economico drogato e dipendente dall’esterno. La proposta politica di Ao, Pdup e Lega fu accolta da numerosi circoli della sinistra anticapitalista che iniziarono ad organizzarsi per dare avvio alla fase costituente di Democrazia proletaria in Sardegna(2).

In un attivo regionale di Dp dell’ ottobre 1977(3) si valutava la presenza delle strutture del costituendo partito in tutto il territorio sardo. In provincia di Cagliari oltre al Pdup erano presenti esponenti sindacali vicini a noi(4). Nella Marmilla operavano numerosi compagni che volevano contribuire al progetto, a Oristano era attivo un gruppo di militanti del Manifesto e si presentava la possibilità di aprire un locale insieme a Lotta continua(5), nel sassarese con l’apporto della fortissima sezione di Ittiri aderì al progetto la maggior parte dei circoli del Pdup mentre nel Mandrolisai era presente Avanguardia operaia(6). Nel Sarcidano infine partecipava alle riunioni per la costituzione di Dp una sezione autonoma del Pci(7) che includeva militanti comunisti che nel 1973 non avevano accettato la svolta berlingueriana del Compromesso storico. Tra questi figurava Paolo Pisu che sarà in futuro per molti anni segretario di Democrazia proletaria sarda.

Mentre in Italia il processo di costituzione di Dp avvenne attraverso rotture e ricomposizioni(8) in Sardegna Dp si costituiva senza grossi contrasti interni grazie anche al lavoro politico di numerosi attivisti aderenti a comitati e movimenti di sinistra.

Gli incontri tra le forze del coordinamento Ao-Pdup-Lega continuarono per tutto l’inverno e decisero di fissare il congresso costituente di Dp dal 13 al 16 aprile del 1978 dopo lo svolgimento dei congressi regionali per l’elezione dei delegati.

Il congresso regionale di Democrazia proletaria si tenne a Cagliari nei locali della Rari Nantes dall’ 8 al 9 aprile del 1978.

I lavori furono introdotti da Mariano Girau (Pdup) e la relazione fu tenuta da Federico Francioni al tempo giovane esponente di Avanguardia operaia che portava in Sardegna l’esperienza torinese della Nuova sinistra. Si affrontarono molteplici temi, tra i quali la complicità del Pci in molti provvedimenti legislativi liberticidi ad integrazione della Legge Reale(9). Si cercava di dimostrare che la classe dirigente di questo partito che avrebbe dovuto fare gli interessi dei lavoratori si legava invece alle grosse cooperative e agli enti locali staccandosi sempre di più dai consigli di fabbrica e dalle vertenze che si moltiplicavano nel mondo del lavoro.

Durissima fu anche la condanna nei confronti delle Br la cui strategia militarista sotto la direzione di Moretti, favorì il Governo Andreotti nell’ ottenere l’ approvazione di numerosi provvedimenti straordinari soprattutto in materia di ordine pubblico. Per questo motivo una delle più importanti parole d’ordine del congresso demoproletario di Cagliari fu “Contro le Br, contro lo Stato(10). Pesanti le critiche anche nei confronti dell’ Autonomia operaia che con le metodologie dello “spontaneismo armato” delegittimava la protesta della Nuova sinistra favorendo pesanti stravolgimenti dell’assetto istituzionale in chiave antidemocratica(11). Ampio spazio fu inoltre dato dalla relazione di Francioni alla questione dell’identità, alla difesa della lingua e della cultura sarda(12) che verranno ulteriormente approfonditi nel Seminario di Tonara.

1.2. Su seminariu de Tonara

Il seminario di Tonara che si tenne dal 28 ottobre al 1 novembre 1978 intorno al tema della questione sarda fu organizzato dai compagni di Dp che cominciavano a ipotizzare la costituzione di Democrazia proletaria sarda(13) che venne formalizzata solo nel 1981 (tre anni dopo) con la definizione del modello organizzativo da proporre a Democrazia proletaria; l’idea della fondazione di un partito sardo.

Il seminario fu organizzato su tre temi: 1) la rifondazione della questione sarda da affrontare però come elaborazione originale che evitasse di fare di Dp in Sardegna una sorta di formazione neosardista moderata o una versione dell’autonomismo picista più radicale(14); 2) l’analisi socio-economica e l’elaborazione di una carta rivendicativa del popolo sardo che tenesse conto delle condizioni della realtà sarda del 1978 mutate rispetto alla Sardegna degli anni ’50(15); 3) la questione istituzionale, inserita all’interno della crisi dell’autonomia regionale sarda dovuta alla degradazione del rapporto Stato-Regione e alle pratiche burocratico-clientelari attivate nella Sardegna repubblicana dai partiti di governo(16).

Furono esaminate le posizioni autonomistiche di Velio Spano e Renzo Laconi, furono esposte le loro divergenze riguardo le modalità di attuazione delle politiche volte all’ emancipazione del popolo sardo(17).

Alle posizioni di Spano e Laconi vengono accostate quelle di Emilio Lussu, il padre del sardismo, che diverrà per Democrazia proletaria sarda uno dei principali punti di riferimento politici e culturali. Lussu, nonostante la pesante sconfitta riportata sul piano politico, aveva tentato infatti di portare avanti un’ operazione di notevole interesse, saldare il sardismo con il socialismo in una battaglia di matrice chiaramente antimperialista e democratica contro il centralismo statale.

Scrive Francioni:

Questo patrimonio Lussu lo porterà dal Psd’Az, la cui esperienza aveva preoccupato non poco il Pci che temeva erosioni alla sua sinistra, al Psi, allora forza di modesta entità qualitativa e quantitativa, che si vedrà così rinsanguato, dopo che aveva in termini certamente infelici ripreso la sua attività nel secondo dopoguerra dichiarando che in Sardegna avrebbe seguito la stessa linea che a Rimini.

Il forte legame sempre intrattenuto da Lussu con i contadini, con il sovversivismo rurale, con la forte e radicata coscienza antistatuale delle campagne sarde lo preserverà da una politica compromissoria e da uno sbocco socialdemocratico (lo dimostrano la memorabile azione condotta alla costituente per lo Statuto, il voto contro il Piano di Rinascita, visto come strumento di penetrazione dei monopoli: del resto per Lussu l’autonomia o è antimonopolista oppure semplicemente non lo è). Queste prese di posizione di Lussu irriteranno a più riprese il Pci che vedrà in lui un elemento radicale ed estremista, sempre pronto ad accentuare e ad esasperare le contraddizioni e ad ostacolare la politica di unità e di apertura verso la Dc (illuminanti a proposito sono anche certe affermazioni di Spano sull’estremismo di Lussu(18)).

Per questo Lussu divenne importante nell’ispirazione di linee e programmi che avessero come obiettivo quello di rendere la Sardegna protagonista della propria storia e non succube delle politiche colonizzatrici e rapaci delle multinazionali e dello Stato italiano.

Uno dei passaggi fondamentali del convegno di Tonara, forse la ragione principale della sua organizzazione, è rappresentata dal problema di come la Sinistra rivoluzionaria dovesse rapportarsi alla questione sarda, di come applica l’analisi marxista nel contesto sardo per comprendere la complessità della cultura sarda dopo i processi di colonizzazione subiti.

Bisognava cercare di analizzare, secondo le categorie marxiste, lo sviluppo capitalista che fu imposto alla Sardegna dallo Stato italiano attraverso processi di modernizzazione rappresentati come unico sviluppo possibile.

Viene analizzata e discussa anche la politica di Nazione Sarda(19) che compiva un’attenta analisi sulle classi sociali in Sardegna e sul mondo del lavoro, arrivando alla conclusione che il modello capitalistico presente nell’ Isola non è strutturato nella maniera classica (vedi triangolo industriale Genova, Torino, Milano) ma è inserito all’interno di una logica di tipo neocoloniale. Questo accade, secondo Nazione sarda, perchè non si è mai sviluppata in Sardegna una classe borghese imprenditoriale locale che potesse prendere nelle mani la gestione del modo di produzione capitalistico.

Nel suo intervento Casula sostiene che non si può giudicare in maniera positiva l’apertura dei poli industriali di Ottana e l’installazione dell’industria petrolchimica, come invece avevano fatto “Il Manifesto” e il Pci, perchè tale visione operaista, non poteva essere calata senza mediazioni(20) in una realtà economica diversa da quella delle fabbriche del Nord Italia.

Del resto in Sardegna gli addetti all’industria erano un’esigua minoranza e i settori produttivi articolati in maniera molto complessa: i pastori e i contadini, ad esempio, avevano al loro interno differenze di status socio-economico e culturale enormi. Di ciò si doveva tenere conto per non cadere in una visione operaista che arrivava fino a mitizzare il ruolo della classe operaia senza comprendere la complessità di un mondo, come quello sardo, nel quale si erano stratificati modi produzione e processi di modernizzazione eterodiretti.

Nel Seminario vengono inoltre trattati argomenti di fondamentale importanza: il decentramento industriale e le sue conseguenze nel rapporto centro-periferia (Pino Ferraris(21)), l’ autonomia regionale sarda la questione istituzionale (Umberto Allegretti(22)), lo sviluppo delle pratiche di democrazia diretta nel territorio sardo (Franco Meloni(23)), la questione della lingua sarda (Licia Lisei(24)), gli effetti socioeconomici dell’insediamento Sir nell’area di Porto Torres (Luciano Selis(25)).

Tutti temi, questi, che avevano l’obiettivo di dimostrare il totale fallimento dell’ Autonomia sarda e della sua applicazione mediante i Piani di Rinascita che certamente non avevano risolto il problema del disavanzo della Sardegna(26)).

1.3. Su cunveniu internatzionali de Casteddu (23, 24, 25 de friaxu 1979)

Il convegno internazionale di Cagliari che si svolse dal 23 al 25 febbraio del 1979 aveva come tema la questione delle minoranze nazionali e della lotta di classe in Europa con la parola d’ordine Autogoverno delle minoranze. La manifestazione, si inseriva all’interno di una serie di iniziative sostenute dai maggiori partiti autonomisti della sinistra europea che miravano a creare un’opposizione unitaria nei confronti del parlamento europeo da rinnovare nel giugno successivo e che sarebbe stato eletto secondo schemi borghesi(27) che ponevano rilevante attenzione ai problemi dell’autonomia e dell’autodeterminazione dei popoli. Furono invitati a partecipare il Pasok greco, il partito Baas socialista dell’ Iraq ed esponenti del governo iracheno, Democrazia proletaria, Nazione sarda e Su populu sardu. Parteciparono inoltre, dalla Spagna, il Movimiento comunista, l’ Organization de la isquerda comunista e il Partido del trabajo de Espagna. Dalla Catalogna giunsero i delegati del Partito socialista d’ Alliberant nacional des paisos catalanos e il Front nacional de Catalunya; dai Paesi baschi l’ Eta, il partito della rivoluzione basca; dalla Francia il Psu (il Partito socialista unificato) e l’ Udb (Unione democratique bretonne). Erano presenti inoltre il Cahiers rouge Occitanie-Ligue comuniste rivolutionnarie con la presenza di Paul Allies, dall’ Occitania; il Venstre socialisterne dalla Danimarca; il Sinn Fein dall’ Irlanda; lo Sneed dai Paesi Bassi; il Movimento de esquerda socialista e l’ Organizaçao unitaria dos trabalhadores dal Portogallo; il Big Flame dalla Gran Bretagna; Pour le socialisme e Arbeit dal Belgio. Portarono il loro contibuto Sergio Salvi e Giorgio Cavallo, esperti del problema delle minoranze etniche e linguistiche in Europa(28). Erano presenti esponenti dell’ Olp, numerosi rappresentanti politici europei, arabi e africani che sottolinearono l’emergere di oggettive condizioni favorevoli alla creazione di un coordinamento internazionale di lotta per l’autogoverno e l’autodeterminazione delle minoranze etniche e linguistiche in tutto il mondo.

Il convegno assunse una grande importanza non solo per la presenza di esponenti politici di rilievo provenienti da tutto il mondo ma anche per il modo in cui furono affrontati, da sinistra, i temi relativi alle questioni nazionali. In questa fase iniziava a delinearsi con maggiore chiarezza il profilo di stampo “nazionalitario”, anticolonialista e antimperialista dei dirigenti sardi di Dp.

Bisogna sottolineare che ancora Dps è un’ appendice di Dp italiana(29) anche se agisce nel panorama politico sardo in piena autonomia organizzando convegni, elaborando programmi politici, partecipando alle battaglie dei lavoratori sardi contro gli interventi coloniali del capitale italiano e straniero. Appare ormai chiara la linea teorica della congiunzione tra la lotta di liberazione nazionale e la lotta di classe(30), elemento caratteristico di tutti i partiti che difendono la propria identità contro le pratiche livellatrici del capitalismo globalizzato.

La Questione sarda fu successivamente ripresa al seminario di Galanoli (Orgosolo) che si tenne dal 6 all’ 8 dicembre del 1979; emersero importanti proposte operative come l’istituzione di un’ assemblea di tutte le forze anticolonialiste della sinistra sarda per l’approfondimento anche del ruolo del sindacato in Sardegna.

É però alla conferenza di organizzazione di Oristano (5 luglio 1981) che venne ulteriormente definita la proposta della federazione con Dp italiana(31). Spunti importanti di analisi erano contenuti nella relazione introduttiva tenuta dal segretario Paolo Pisu che rilevava il momento di profonda crisi che attraversava il maggior partito di governo: la Democrazia cristiana.

[…] la nomina di Spadolini a Presidente del Consiglio (pur con l’immagine che si vuol dare col Pentapartito), fanno emergere in modo drastico la situazione di crisi del regime Dc, di scontro nella Borghesia, di instabilità di tutto il sistema politico(32).

Allo stesso temIl convegno internazionale di Cagliari (23, 24, 25 febbraio 1979)po la sinistra non appare in grado di far fronte alla situazione, primo fra tutti il maggior partito della classe operaia:

[…] per cacciare la Dc dal governo, e per demolire il suo sistema di potere, occorrerebbe, da un lato, un sostegno alla ripresa della lotta proletaria, e dall’altro una battaglia radicale contro la macchina statale che fa corpo unico con la mediazione politica italiana. La cosiddetta svolta del Pci non contempla né l’una né l’altra ipotesi(33).

Il fronte progressista perdeva condizioni di egemonia nell’elettorato che lentamente si spostava a destra. Questo lo dimostra, nonostante la parziale vittoria della sinistra sul fronte antiabortista del Movimento per la vita, la sconfitta relativa ai referendum abrogativi della Legge Cossiga (sull’ordine pubblico) e sull’ergastolo. Sbagliavano, secondo Pisu, i dirigenti del Pci, a vedere nella vittoria del referendum sulla 194 una possibile affermazione, anche elettorale, della sinistra(34).

Ma la vera svolta della conferenza è rappresentata dall’intervento di Francesco Casula che a seguito della relazione introduttiva avanza la proposta di federarci con Dp italiana(35). I tempi erano maturi per la preparazione di quello che sarà il congresso di fondazione di Democrazia proletaria sarda.

NOTE

1. […] 50.000 disoccupati, il tentativo dell’ Eni di liquidare le miniere; la cassa integrazione alla Snia di Villacidro; la minaccia costante che pende sui lavoratori di Ottana; il pericolo che a settembre vengano chiusi i cantieri forestali; la caduta dell’occupazione nell’edilizia; la chiusura e lo stato di crisi di decine di piccole e medie aziende; la prospettiva di licenziamento che attende migliaia di lavoratori addetti ai montaggi nelle zone industriali; sono questi i dati che mostrano con più evidenza, la drammaticità della situazione economica della Sardegna. Un fronte più ampio contro i monopoli. Un fronte più ampio contro i monopoli, Tutto quotidiano, 18/09/1977, Documento firmato dal Coordinamento sardo “Ao-Pdup-Lega”.

2. Si avvertiva tra gli esponenti politici appartenenti a quella che sarebbe stata definita la “Nuova sinistra” una forte esigenza di unità congiunta alla volontà stare lontano da logiche settarie e dal rischio di ricostruire un partitino. Cit. da Francesco Casula in Paolo Pisu, Attivo regionale di Oristano del 16/10/1977, appunti manoscritti , “Archivio Dps”, fasc. “Direzioni Nazionali 1977-1991”.

3. Ibidem.

4. Ibidem.

5. Ibidem.

6. A Sassari operava un gruppo di Ao coordinato da Federico Francioni. Intervista a Piero Carta del 20 ottobre 2011, cit.

7. Si trattava della sezione comunista autonoma di “Funtana Figus” che si trovava a Laconi e aveva Paolo Pisu come segretario.

8. In Italia questo processo comportò la spaccatura e la dissoluzione del Pdup-pc. La situazione divenne critica nel corso di due comitati centrali tenuti alla fine del 1977. Il tesoriere Migone venne sostituito con Serafini (vicino alla componente del Manifesto) generando le proteste di Capanna che uscì dal Pdup-pc con tutta la componente milanese. A questa microscissione si unì successivamente quella guidata da Foa e Miniati. Successivamente queste due componenti creaorono, nel marzo del 1977, con la maggioranza di Ao guidata da Luigi Vinci, il coordinamento Ao-Pdup-Lega. La maggioranza secco ferrero a coffie break di fronte alla domanda della giornalista: “che fine faranno cassintegrati ed esodati?” – saranno tutti licenziati!!!di Rossanda e Magri invece si fuse con la minoranza di Ao (mozione Campi) che al congresso del 24-27 marzo aveva ottenuto il 9,8%. Le divergenze politiche erano ormai diventate insanabili. La componente socialista di Miniati e Foa riteneva ormai illusoria l’eventualità di una partecipazione ad un governo progressista (come prevedeva la linea del Governo delle sinistre) e proponeva invece di strutturare in partito il cartello elettorale di Democrazia proletaria creando una forza politica totalmente autonoma dal Pci. Questo non poteva essere accettato dalla componente magriana che aveva invece l’obiettivo di condizionare la linea del più grande partito operaio italiano.

9. Legge n. 136 del 24 maggio 1975, recante “Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico”.

10. Motto che fu aspramente criticato dal Pci-Psi (oltre che dalla Dc e dai partiti di Governo), che consideravano sbagliato schierarsi contro lo Stato, la cui costituzione era nata dopo la sconfitta del nazi-fascismo e la vittoria della resistenza, facendo finta di non capire che la critica di Dp era verso lo stato borghese, divenuto strumento della borghesia che progressivamente cancellava proprio i valori della resistenza. Nel febbraio del 1980 era venuto in Sardegna Antonio Savasta con l’obiettivo di prendere contatti con Barbagia rossa e costituire la colonna sarda delle Br. Fu ferito in uno scontro con le forze dell’ordine nei pressi della stazione di piazza Matteotti ma riuscì a fuggire grazie all’aiuto di alcuni militanti simpatizzanti delle Br.

11. A questo proposito Francesco Casula, prendendo parola nel dibattito congressuale arriva a dire: “se Br non ci fossero, lo Stato se le inventerebbe”. Paolo Pisu, Congresso regionale Dp, 08/04/1978, appunti manoscritti, “Archivio Dps”, fasc. “Congressi” 1978-1991.

12. Cfr. Paolo Baggiani, Verso la carta rivendicativa del popolo sardo in “Tuttoquotidiano”, 9 aprile 1978.

13. La formalizzazione di Dps avvenne solo nel 1981. Le relazioni tenute al seminario furono pubblicate come contributi del seminario regionale di Democrazia proletaria sarda. Cfr. Questione sarda, materiali per il dibattito, Edizioni Dps, Cagliari 1978.

14. Appunti interni, Documento dattiloscritto, senza data, redatto in preparazione del seminario di Tonara (dicembre 1978). “Archivio Dps” fasc. “Seminari e convegni”, 1978-1986.

15. Ibidem.

16.Ibidem.

17. Federico Francioni, Per una saldatura tra obiettivi rivendicativi e di sviluppo e tematiche di autogoverno, in Questione Sarda, materiali per il dibattito, Edizioni Dps, Cagliari 1978, pp. 4-7.

18. Ivi p. 7.

19. Nazione sarda nasce nel 1969 come “Città e campagna” per opera di un gruppo di studenti che provenivano dagli ambienti rurali. La sua attività era intensa in diverse zone delle aree centrali della Sardegna dove erano presenti numerosi circoli culturali legati all’ambiente contadino e pastorale. L’obiettivo principale del gruppo era quello di porre le basi per una lotta politica e culturale contro l’assetto coloniale della società sarda. Contadini e pastori assumono nella lotta di classe un ruolo autonomo e attivo nella costruzione del socialismo. Successivamente Città e campagna subirà una scissione e si costituirà “Su populu sardu” che si considererà la vera componente rivoluzionaria di quel gruppo. Cfr. Francesco Casula, La Sinistra rivoluzionaria e anticolonialista rispetto alla questione sarda, in Questione Sarda, materiali per il dibattito, Tonara 1978, Edizioni Dps, Cagliari 1978, pp. 18-20.

20. Francesco Casula, La Sinistra rivoluzionaria e anticolonialista rispetto alla questione sarda, in Questione Sarda, materiali per il dibattito, Tonara 1978, Edizioni Dps, Cagliari 1978, p.19.

21. Ivi, pp. 21-26

22. Ivi, pp. 27-35

23. Ivi, pp. 36-42

24. Ivi, pp. 43-47

25. Ivi, pp. 49-54

26. Po fagher gai este bene chi nois si ponzemus in conca chi sa lutta este contra sos democristianos, chi po trint’annos si sunu cojugados cun sos colonialistas joghende imparis cun issos “a s’afferra afferra”; e ancora: cando sos democristianos hana preparadu su primu Pianu de Rinascita hana iscrittu in tottue: “Beni, chi in sa Rinascita b’ hat logu puru po tie”, solu chi s’ invitu este isstadu mandau non a sos sardos, ma a sos meres continentales e de tottu su mundu. Ivi, Introduzione.

27. Cfr. Vogliono affermare la propria identità, minoranze europee a convegno, in L’Unione sarda, 28 febbraio 1979.

28. Cfr. Cartello elettorale per l’autogoverno, il convegno delle minoranze in Europa, in L’Unione sarda del 27 febbraio 1979.

29. Nel senso che Dps esiste di fatto ma ancora non sono stati chiariti i principi formali del patto federativo che legherà il partito sardo a quello italiano.

30. Cfr. Giorgio Cavallo, Relazione introduttiva al convegno internazionale Minoranze, nazionalità, lotta di classe in Europa oggi, Cagliari 23, 24, 25 febbraio 1979. La relazione di Sergio Salvi si può trovare in “Archivio Dps”, fasc. “Seminari e congressi 1978 – 1986”.

31. Paolo Pisu, Intervento di Francesco Casula, appunti manoscritti, “Archivio Dps”, fasc. “Convegni e seminari 1978-1986”.

32. Paolo Pisu, Relazione introduttiva alla Conferenza di organizzazione di Oristano 5 luglio 1981, p. 3. “Archivio Dps” fasc. “Seminari e convegni 1978-1986”.

33. Ibidem.

34. Ibidem. Il Pci passò dal 34,37% del 1976 (12.616.650 voti, 228) al 30,38% del 1979 (11.139.231 voti, 201 seggi). Nel corso degli anni “Ottanta” le cose non andarono meglio; alle politiche del 1987 si scese al 26,58% (10.250.644 voti, 177 seggi) perdendo oltre 2 milioni di voti.

35. Paolo Pisu, appunti manoscritti redatti durante la Conferenza di organizzazione di Oristano, 5 luglio 1981, “Archivio Dps”, fasc. “Seminari e convegni 1978-1986”.

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