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Ciriaco Davoli

Cali funt is batallas prus de importu chi eis fatu?

Abbiamo lavorato tanto nell’area dei servizi sociali, principalmente per far emergere i numerosi problemi legati alla realtà della periferia urbana, riguardo a Nuoro città, e alle zone periferiche territoriali, i centri più isolati ed emarginati della provincia. Un importante intervento, che ci ha permesso di ottenere un significativo consenso fu quello fatto nelle lotte studentesche e nel coordinamento precari della scuola, che poi ha dato origine ai Cobas della scuola in Sardegna. Un nostro riferimento continuo, pur con tanti limiti, è stato il mondo operaio di Ottana e dell’Intermare di Tortolì – Arbatax. Abbiamo partecipato a tante vertenze e lotte contro il carovita. Ricordo in particolare le grandi ed efficaci iniziative per le autoriduzioni delle bollette di acqua e luce. Infine la straordinaria lotta, proprio qualche mese prima dello scioglimento di Dp, per opporsi alla costruzione della circonvallazione sud e allo stravolgimento del parco dei “Giardinetti” di Nuoro che prevedeva l’abbattimento di un certo numero di alberi, simbolo del luogo di aggregazione più frequentato della città. Fu una lotta esaltante che riuscimmo a vincere.

Ita ndi pentzastis a pitzus de sa chistioni de su colonialismu italinau?

Non abbiamo mai negato la specificità e le particolari condizioni economiche della Sardegna, figuriamoci noi della provincia di Nuoro. Provincia che ha subito una rapina sistematica delle proprie risorse, dell’ambiente, della cultura e della lingua. Quello che non abbiamo mai condiviso, e mi pare che la situazione attuale in qualche modo stia lì a dimostrarlo, è l’aver messo come primo e fondamentale obiettivo, senza il quale sembrava non si potesse raggiungere alcun risultato, la costruzione, in termini statuali, della Repubblica della Nazione Sarda. Infatti ci si definiva un partito nazionalitario e di classe, prima nazionalitario e poi di classe. Questo aspetto, così come la comparsa dell’esigenza politica della difesa delle particolarità etniche della Sardegna, e quindi anche lo slogan Sardegna = Colonia è stato assunto come uno degli assi portanti del programma di Dp sarda. Se ne è fatta una mitizzazione slegata da qualsiasi verifica sociale. Ed infatti contraddizioni e rivendicazioni che potevano essere utilizzate per sviluppare conflitti seri (dalla difesa della lingua alla liberazione dalle servitù militari) sono state ridotte a semplici obiettivi di democratizzazione del modello politico e istituzionale della Sardegna. Ecco spiegate le richieste del patto federativo con DP (cosiddetta italiana), al cui congresso nazionale partecipavamo solo in quanto invitati e non come iscritti e militanti del partito nazionale, e poi le successive alleanze elettorali. Un pezzo del partito col Pasd’z e un pezzo con i Verdi. Ricordo la gestione fallimentare del referendum consultivo sulla base NATO della Maddalena, molto simile al nazionalismo democratico-indipendentista del Partito sardo d’azione. E’ mancata l’analisi del rapporto tra l’economia dell’isola e il sistema mondiale della internazionalizzazione del capitale, del rapporto tra Nord e Sud e sul nesso relativo allo scambio ineguale. In questo modo, secondo noi, è progressivamente entrato in crisi il progetto demoproletario, la sua riconoscibilità, il suo segno di classe.

A pustis de sa scissioni de is federatzionis de Nuoro e de s’ Ogliastra (1989) pigastis parti a su cungressu de su 1990?

Non fu affatto una scissione, non costruimmo un altro partito. In seguito alla scelta sciagurata dell’Assemblea dei delegati di Dps, credo nel febbraio del 1989, sulle alleanze elettorali, che si svolse in un clima caotico e turbolento, decidemmo di uscire da Dps. In quell’assemblea furono presentate ben quattro mozioni: 1) alleanza con radicali, verdi e indipendenti sotto il simbolo del sole che ride; 2) candidature come Dps all’interno delle liste del Pasd’z; 3) presentare una lista autonoma di Dps; 4) nessuna presentazione. Passò, dopo un dibattito difficile da dimenticare per la sua rissosità, la linea della nostra presenza all’interno delle liste del sole che ride. A quel punto le Federazioni di Nuoro e dell’Ogliastra decisero, non certo a cuor leggero, le dimissioni e l’uscita dal Partito, nella convinzione, purtroppo è stata una pia illusione, di riaprire una discussione politica all’interno del partito. Continuammo a lavorare nei nostri territori come demoproletari e tali eravamo riconosciuti dai nostri referenti sociali e politici. Nel frattempo non ci siamo mai stancati di chiedere, legittimamente abbiamo sempre pensato, l’iscrizione a Dp. Non ci è stata concessa per un insensato veto da parte di Dps. Ci comunicarono dal nazionale (italiano), l’impraticabilità di tale richiesta in quanto non si poteva consentire in Sardegna l’esistenza di due partiti paralleli (sic.). Sta di fatto che non fummo neanche invitati al congresso di Dps per spiegare, come si dovrebbe fare in un partito serio, le ragioni della nostra scelta. Non ci perdemmo d’animo, convinti delle nostre posizioni, suffragate da un pressoché totale consenso dei compagni delle Federazioni, continuammo a chiedere di partecipare all’attività del partito e l’ iscrizione a Dp. Si aprì uno spiraglio e dopo tante insistenze, per fortuna, ottenemmo di poter usare il simbolo di Dp nelle elezioni comunali di Nuoro del 1990. E successivamente una delegazione delle nostre due Federazioni fu invitata al congresso nazionale del giugno 1991, che decise la confluenza in Rifondazione Comunista. Un compagno ebbe la possibilità di intervenire e spiegò a tutto il partito le ragioni della nostra posizione politica.

In ita manera pigastis parti a su Mrc e a pustis a su Prc?

Le elezioni comunali furono un successo davvero sorprendente. Eleggemmo un consigliere che rappresentò non solo il partito, ma tutto un movimento, fatto di tanti compagni di altre organizzazioni, di tante realtà ,di comitati, collettivi di lotta. Questo raggruppamento elettorale lo chiamammo “ La Lista di DP”. In sostanza avevamo costruito, senza conoscere naturalmente gli eventi politici che ci avrebbero travolto di li a poco, un nuovo luogo di discussione e di riorganizzazione della politica, un nuovo soggetto politico della sinistra antagonista e comunista. Tutto questo gruppo, compreso il consigliere comunale, confluì con naturalezza e senza alcuna difficoltà, era nelle cose, nel M.r.c. e successivamente nel Prc. Il circolo K.Marx fu uno dei primi circoli, se non addirittura il primo, che si costituì in Sardegna. Siamo riusciti, allora, a non disperdere un prezioso patrimonio politico costruito con passione, con sacrificio e con tanto entusiasmo. Ancora oggi, nonostante le difficoltà di ogni genere che Rifondazione attraversa, abbiamo mantenuto agli occhi della gente e della politica, un buon margine di credibilità e di consenso. Nonostante l’antipolitica dilagante.

Da giudicas positiva s’esperienza de Dps?

Assolutamente si.

Cali est, segundu tui, s’eredidadi prus de importu chi custu partitu at lassau?

Penso che, al di là delle polemiche e delle diversità presenti nel partito, diversità nelle modalità della pratica politica, con qualche atteggiamento di autoreferenzialità e a volte anche di opportunismo politico da parte di qualcuno, Dps sia riuscita comunque a trasmettere l’idea, a fare propria una concezione libera e libertaria del marxismo, aperta, non irregimentata nel classico modello delle derive staliniane che purtroppo il secolo scorso ha visto nascere. Il marxismo, e il comunismo, non è un dogma, non può essere visto come una fotocopia di un’altra esperienza e quindi trasferibile altrove. E’ un utile strumento di analisi della società e dei rapporti di forza che in quella società agiscono e vivono. Allora le specificità locali, la cultura, la storia di un paese, di un popolo possono aiutare a coniugare il marxismo in altri modi e in altri contesti. Credo che questa immagine del marxismo, direi a questo punto dei marxismi, Dps sia riuscita comunque a trasmetterla. E non è poca cosa.

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